La TREBBIA

E' il 4° giorno di pedalate e siamo a Sarturano dove, come potete vedere dalla Annibale mise il campo.

Il territorio si presenta come una grande pianura spaccata dalla Trebbia, un fiume largo e poco profondo che, a tratti, si divide in più rami dove vi si trovavano canneti ed arbusti.

Siamo all'alba di una mattina di metà Dicembre del 218 a.C. Gli eserciti sono accampati a pochi chilometri uno dall'altro, il fiume è più grosso del solito in seguito alle pioggie dei giorni precedenti e dal cielo cadono piccoli fiocchi di neve. Tutto questo in mezzo alla nebbia. Annibale fa distribuire ai soldati seduti intorno ai fuochi

una razione di cibo più abbondante del solito.
Ordina a Magone, il più piccolo dei suoi fratelli, di prendere mille fanti e mille cavalieri e nascondersi tra i canneti vicini a Rivalta Trebbia.
Ordina ad un altro gruppo di cavalieri di spingersi fino all'accampamento dei Romani e schiera l'esercito cosi:
Al centro la fanteria costituita da Spagnoli, Celti e Libici numericamente inferiore alla fanteria Romana e che aveva quindi, il pesante compito di resistere il più a lungo possibile.
Ai lati la forza dei Cartaginesi, Maarbale e la sua cavalleria Numida, che aveva il compito di mettere in fuga il prima possibile la cavalleria Romana (numericamente inferiore) per poi andare in aiuto della fanteria.
Gli elefanti (che furono efficaci solo in questa battaglia), avevano il compito di attaccare il nemico dai fianchi in modo da rompere le file avversarie.

La cavalleria romana, visti i Numidi così vicini, si lanciò all'inseguimento seguita anche da alcune unità di fanteria.
La trappola di Annibale aveva funzionato. I Romani, accecati dalla vittoria sicura contro quei pochi cavalieri, inseguirono i Cartaginesi guadando anche il fiume.

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