Il
SUICIDIO
DI ANNIBALE
Dopo
la sconfitta di ZAMA la
guerra, per Cartagine, era definitivamente persa.
Annibale era tornato nella sua capitale per negoziare la pace ma Scipione
aveva già imposto le sue indiscutibili condizioni. Era il 201 a.C.
Nel 195 a.C. secondo i Romani ,Annibale cospirando con il re Siriano Antioco
III, stava violando il trattato di pace.
Annibale allora, per il bene della
sua patria, una notte, caricò i suoi beni su una nave e si imbarcò
facendo rotta verso Tiro (un'isola che faceva parte del regno di Antioco).
Non aveva ancora abbandonato le speranze di riuscire a
sconfiggere Roma e il re Siriano, era l'unico
che poteva aiutarlo nel suo intento.
La guerra, infatti, scoppiò nel 192 a.C. con la scusa dell'egemonia
sulla Grecia ed Annibale combatté qui la sua unica battaglia navale
uscendone però sconfitto.
I Romani, ancora una volta, dettarono ad Antioco le condizioni della pace
che includevano la consegna a Roma del generale Cartaginese che si rifugiò
a Creta. Era il 189 a.C.
Nel frattempo, a Cartagine, la casa ed i terreni di Annibale erano stati distrutti.
Dopo poco i Romani sbarcarono anche a Creta costringendo nuovamente alla fuga
Annibale che trovò ospitalità nel regno del re Prusia (l'attuale
Turchia) che gli donò una villa a Nicomedia.
I romani, comandati da Flaminio, nell'autunno del 183 a.C. circondarono quella villa.
Annibale aveva 64 anni e prima di avvelenarsi disse: << Mettiamo fine alla profonda inquietudine dei romani, giacché non possono attendere di veder morire in pace un vecchio>>.
Il mondo aveva perso Annibale.