ROMA

 

Roma era l'inizio, il centro e la fine di tutta la guerra e oltre.
Ci sarebbero perciò, così tante cose da dire che non basterebbe tutto lo spazio web che ho comprato.

Annibale sapeva di non poterla conquistare solo con il suo esercito perché la Capitale era circondata da mura fatte rinforzare da Quinto Fabio Massimo ( il più grande antagonista di Annibale) alte fino a nove metri guardate da qualche decina di migliaia di soldati.

Dopo la battaglia de Il TRASIMENO , quindi, si tenne a debita distanza da essa dirigendosi verso Capua.

Come potete vedere, fu proprio per liberare CAPUA che il generale si diresse verso Roma con pochi uomini in modo da essere più agile.
Il disegno di Annibale era quello di attirare su di lui e sulla sua marcia verso Roma tutte le legioni Romane e ci sarebbe forse riuscito se non avesse avuto di fronte Fabio Massimo "cuntactor" (il temporeggiatore).
Sia Massimo che Annibale sapevano che Roma era al sicuro e, nonostante l'agitazione ed il terrore del popolo, le legioni Romane non si spostarono di un metro.

Arrivato sotto le mura della città Annibale, nonostante le frecce scagliate dai Romani, si fece dare un giavellotto, lo incendiò e lo lanciò con tutta la sua forza, con l'odio contro Roma che aveva giurato al padre a nove anni e con la rabbia di un sogno infranto.

Anch'io ho provato quella rabbia quando, dopo il test sotto sforzo, il dottore mi disse che avevo avuto dei battiti extraventricolari. Quella sera, a letto, con le ventose attaccate al petto, piansi. Piansi di rabbia perché il sogno di quel materasso con le ruote stava per infrangersi ed io non potevo farci niente.

Quel giavellotto illuminò per un attimo la notte prima di spegnersi all'interno delle mura di Roma.

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